il Curato d’Ars … e i diaconi

Articolo apparso su “La Voce del Popolo”

L’AMICO DIACONO BENITO DI TORINO SCRIVE:

Sono contento che un sacerdote, che non conosco personalmente, abbia iniziato, con una provocazione, un dialogo sincero e proficuo nella nostra Diocesi.  Un caro abbraccio a tutti..
Diacono Benito Cutelle’

 

Il Curato D’Ars e … i diaconi

Siamo nell’anno sacerdotale di preghiera indetto dal Papa per la santificazione dei sacerdoti e quindi anche per le vocazioni sacerdotali, anno che è stato posto sotto la benedizione del Curato d’Ars, come protettore dei sacerdoti.
  A me pare che sia giusto e doveroso e affatto fuori luogo, in tutti i discorsi e preghiere che faremo in quest’anno, far conoscere ai laici, specialmente a quelli fuori città, la realtà e la presenza provvidenziale anche dei diaconi nelle diocesi di tutto il mondo, persone consacrate che possono diventare (come del resto sono già), un aiuto formidabile per oggi e per il futuro, vista la carenza delle vocazioni sacerdotali.
Tanti laici non sanno quasi nulla dei diaconi; se non li conoscono, come possiamo pretendere che nascano tali vocazioni dal popolo di Dio ? Non solo, ma, ho l’impressione che a tanti preti il diaconato… stia sullo stomaco, quasi che i diaconi fossero dei concorrenti, invece che dei preziosi collaboratori.
Forse non si rendono conto che anche gli aspiranti al diaconato, come gli aspiranti al sacerdozio, devono essere individuati, scelti, formati e incoraggiati dai sacerdoti, con occhio discreto e con la preghiera; solo così potremo avere sacerdoti e diaconi santi.
Non stupisca il titolo di questo mio intervento. È una provocazione! Forse tanti cristiani (e forse anche qualche prete) non sanno che fu proprio san Giovanni Maria Vianney a incoraggiare e sostenere il venerabile Gabriele Taborin a fondare una congregazione di laici religiosi, i «Fratelli della Sacra Famiglia di Nazareth», perché fossero al servizio delle parrocchie, come catechisti, in un periodo in cui i sacerdoti scarseggiavano più di adesso.
E questo, anche perché il diaconato non era ancora stato rimesso in auge, come ai primi tempi della Chiesa; sarà poi il Concilio Vaticano II a farlo.
Se il Curato d’Ars vivesse oggi sono sicuro che incoraggerebbe la scelta dei diaconi.
D’altra parte basta solo guardare «oggi» questi Fratelli della Sacra Famiglia, dove sono inseriti in qualche contesto parrocchiale, dove il parroco è ammalato o anziano, (Torino, Poirino…..), come si sentono a loro agio, come aiutano i sacerdoti, come il popolo di Dio sia contento e ben servito da questi «laici» che inoltre sono anche missionari sparsi un po’ in tutto il mondo.
La Diocesi di Torino tiene in alta considerazione i diaconi, dà loro un’ottima formazione e vengono preparati bene, ma forse il popolo di Dio non li conosce ancora abbastanza, e se noi preti ne parlassimo po’ di più, in tutte le parrocchie e nelle varie comunità e movimenti, sarebbe una buona occasione per suscitare altre vocazioni che senz’altro la Provvidenza di Dio semina tra i suoi figli, ma che forse siamo proprio noi, preti, a non riconoscere e sostenere.

Don Lio DEANGELIS

riflessioni di un parroco

—– Original Message —–

To: info
Sent: Friday, April 27, 2012 11:46 AM
Subject: da far girare

All’attenzione di Pierluigi diacono
con preghiera di divulgare il volantino per Savagnone.

Se è possibile, mi parrebbe bello anche far girare ai parroci dotati di mail l’articolo (ottimo) del Regno che allego. Meriterebbe, a parer mio, un confronto…

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intervista a mons. Francesco Ravinale

Intervista a S. E. R. Mons. Francesco Ravinale,

Vescovo di Asti

 

Continuano le nostre interviste ai vescovi sul diaconato permanente nelle loro diocesi. Questa è stata fatta mons. Francesco Ravinale¹, vescovo di Asti, che ringraziamo per la disponibilità. 

Domanda: come giudica per la Chiesa in generale, e per la diocesi di Asti² in particolare, il ripristino del diaconato permanente?

Risposta: Per la Chiesa il ripristino del diaconato è stato sicuramente un grande dono, che ha contribuito ad arricchire la riflessione teologica sul sacramento dell’ordine con un cambio di metodo: dalla teologia dei poteri alla teologia dei ministeri. Il diaconato accentua di per se stesso il concetto di servizio e quindi della ministerialità ecclesiale. Papa Francesco ci sta facendo vedere dal vivo l’importanza di un ministero concepito come servizio e io credo che il ripristino del diaconato abbia contribuito parecchio al maturare di questo concetto. Quanto alla Chiesa di Asti la presenza dei diaconi è sicuramente positiva, nonostante i limiti delle persone e della relativamente giovane presenza del diaconato.

Domanda: come giudica il cammino formativo (umano, spirituale, teologico, liturgico e pastorale) attualmente previsto nella sua diocesi per chi diventa diacono?

 
Risposta: Mi è difficile esprimere un giudizio sul cammino formativo previsto in diocesi, poiché il numero ridotto e la presenza sporadica di candidati costringe a una proposta molto realistica e costretta ad appoggiarsi sulla realtà esistenti. L’impossibilità di un cammino comunitario è estremamente limitante. Una proposta formativa più esigente costringerebbe a rinunciare in assoluto al diaconato permanente. Ho pensato anche di indirizzare le persone a formarsi insieme a Diocesi più ricche di candidati e quindi con la possibilità di una proposta comunitaria e di una selezione più esigente, ma temo che possa venire meno quella dimensione, pure importante, che è l’attenzione alla realtà locale. Alla prova dei fatti i diaconi operanti in diocesi stanno offrendo una presenza importante, sia di aiuto all’attività pastorale, sia di testimonianza personale. Ovviamente è importante fare in modo che ogni diacono sia invitato a fare quanto è alla portata della sua sensibilità e della sua personalità.

Domanda: come fare per superare alcune resistenze da parte degli altri membri del clero nei confronti del diaconato permanente?

Risposta: Onestamente non vedo resistenze da parte del clero. I diaconi sono abitualmente bene accolti. Ovviamente si devono presentare con umiltà e discrezione, ma questa è buona norma per chiunque venga a trovarsi, ultimo arrivato, in una situazione nuova.

Domanda: Quale tra i classici compiti diaconali (carità, catechesi/evangelizzazione e liturgia) le sembra necessiti di maggior valorizzazione rispetto a quanto avviene oggi nella diocesi di Asti?

Risposta: Il servizio liturgico mi pare accettato ormai senza problemi. Forse i diaconi stessi devono avere maggiore semplicità nell’accettare di presentarsi con camice e stola e partecipare alla liturgia nei posti a loro assegnati. A volte qualcuno non si presenta e rimane nei banchi, il che non facilita certo il loro inserimento. L’apporto all’evangelizzazione deve tenere conto della effettiva preparazione culturale di ciascuno. Onestamente qualcuno è stato ammesso senza troppa competenza teologica e catechistica. Dove c’è una competenza effettiva, abitualmente viene invitato a metterla a disposizione. Il campo diaconia  immediatamente aperto per ogni diacono è quello della carità, forse umile, ma che comunque appartiene a un dovere primario della Chiesa e permette a ciascuno di esprimersi secondo la propria sensibilità, con la possibilità anche di agire senza essere troppo esperti di teologia.

Domanda: Quale futuro immagina per i diaconi permanenti della diocesi di Asti?

Risposta: Il futuro è condizionato dall’età che avanza e dagli acciacchi inevitabili delle persone. In Diocesi ogni diacono è accolto e trova spazio, ma deve fare i conti anche con questo genere di limitazione. Ci sarà un futuro solo se continueranno a esserci vocazioni. Qualcuno c’è, ma anche in questo campo avvertiamo l’aridità vocazionale che affligge i presbiteri e i religiosi.

Domanda: Quali iniziative ritiene si possano intraprendere, a livello di pastorale vocazionale diocesana, per incrementare il numero di diaconi permanenti della sua diocesi?

Risposta: Bisogna: 1) pregare molto; 2) essere attenti a individuare uomini di fede e disponibili al servizio; 3) con capacità di accoglienza; 4) chiedendo una giusta competenza, ma superando la tentazione del perfezionismo; 5) se poi il Signore dona la possibilità di camminare insieme per un sufficiente numero di candidati si può anche formulare un piano formativo adeguato.

Michele Bennato  3.2.14

 

¹Mons. Francesco Guido Ravinale è nato ìl 17 aprile 1943 a Biella. Ha frequen­tato gli studi nel Seminario diocesano della sua città e conseguito il Dottorato in Teolo­gia spirituale presso l’Istituto di Pastorale della Pontificia Università Lateranense (Roma). Ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 25 giugno 1967 ed è stato incardinato nella Diocesi di Biella, ricoprendo poi i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale; Parroco e Vicario Foraneo; Direttore del Seminario Diocesano; Delegato Spirituale diocesano per l’Evangelizzazione e la Catechesi; Delegato diocesano per il Diaconato Permanente; Delegato diocesano e regionale dell’Associazione Familiari del Clero; Assistente Spiri­tuale dell’OFTAL diocesano; Canonico del Capitolo Cattedrale; Rettore del Santuario di Oropa, incarico che attualmente detiene. Il 21 febbraio 2000 è stato eletto vescovo di Asti da Giovanni Paolo II (papa dal 1978 al 2005) e consacrato nel Santuario di Oropa il 25 marzo 2000 dall’arcivescovo di Torino, Severino Paletto, co-consacranti l’arcivescovo di Vercelli, Enrico Masseroni, e il vescovo di Biella, Massimo Giustetti. Ha iniziato il suo ministero episcopale ad Asti il 2 aprile del 2000.

²La diocesi di Asti, la cui fondazione risale probabilmente agli inizi del V secolo, è sede vescovile suffraganea di Torino, conta attualmente 128 parrocchie raggruppate in 10 vicarie (della Città, delle colline Alfieri, della Val Triversa, del Pianalto, del Card. Massaia, del la Val Rilate, del la Val Versa, di monsignor Cavanna, del la Val Tiglione e della Madonna di Loreto), a loro volta riunite in cinque zone pastorali (urbana, Asti Ovest, Asti Nord, Asti Est e Asti Sud). I presbiteri diocesani sono 86, quelli religiosi 15, mentre sono 11 i diaconi permanenti. Annovera tra i suoi figli prestigiosi: San Giuseppe Marello (1844-1895), fondatore degli Oblati di San Giuseppe, il Card. Guglielmo Massaia (1809­1899), frate cappuccino missionario in Etiopia, ed Card. Giuseppe Gamba (1857-1929), Arcivescovo di Torino dal 1923 al 1929.

 

come si diventa

DIACONI: COME SI DIVENTA

VERIFICA

Premesso che il Diaconato è una vocazione all’Ordine Sacro, ne deriva la necessità di una VERIFICA su almeno quattro punti:

  1. la stabilità personale nel proprio orientamento vocazionale, negli impegni di preghiera e di vita spirituale;
  2. il consenso della moglie, per gli sposati, con il coinvolgimento per quanto possibile di tutta la famiglia, nella convinzione che l’Ordine Sacro non impoverisce né sminuisce l’unione della vita coniugale, ma ne approfondisce e ne dilata l’amore e la donazione;
  3. la disponibilità alla collaborazione apostolica con il Vescovo, i presbiteri ed i Laici e quindi ad un servizio ben inserito in una pastorale d’insieme.
  4. è in ogni caso richiesta la presentazione e l’approvazione del parroco dove l’aspirante diacono risiede e collabora pastoralmente.

FORMAZIONE

La FORMAZIONE spirituale e culturale comprende:

  • un periodo propedeutico (di conoscenza, di introduzione allo studio e di discernimento della vocazione);
  • un triennio successivo di studi specifici, a livello teologico. E’ richiesta la frequenza con relativi esami della scuola diocesana di formazione teologica.
  • un programma di ritiri spirituali, un corso annuale di esercizi spirituali e momenti di incontro tra aspiranti e Diaconi per favorire l’amicizia e la comunione reciproca.

Anche dopo l’ordinazione il diacono continua ad approfondire la sua formazione spirituale, dottrinale e pastorale, per adempiere sempre meglio il suo mandato di collaboratore con il Vescovo e con i presbiteri ad evangelizzare, santificare e governare il popolo di Dio.

Una certa attenzione viene dedicata anche alle mogli dei diaconi, seguendone ed incoraggiandone la formazione spirituale, quale elemento indispensabile per una collaborazione di entrambi alla “diaconia”.

ALTRI REQUISITI

  • Per essere ordinati diaconi permanenti è richiesta l’età minima di 25 anni per i celibi (che tali rimarranno per tutta la vita), e di 35 anni per gli sposati (con almeno 5 anni di matrimonio alle spalle).
  • I diaconi rimasti vedovi non possono risposarsi.
  • Di norma non si viene ordinati oltre i 60 anni.
  • Per iniziare il corso si richiede un titolo di scuola media superiore (o una cultura equivalente).
  • Per l’ammissione alla Scuola di formazione è richiesta una lettera di presentazione da parte del Parroco.

che cosa fanno

DIACONI: CHE COSA FANNO

LA MISSIONE E L’ATTIVITA’ DEL DIACONO NELLA CHIESA E NEL MONDO 

IN UNA CHIESA RINNOVATA DALLA FORZA DELLO SPIRITO NELLA VARIETA’ DEI DONI E DEI MINISTERI

 

I diaconi “… chiamati a collaborare fraternamente con il presbitero al servizio del popolo di Dio, dipenderanno anch’essi direttamente dal vescovo, primo responsabile della vita cristiana e della comunità diocesana”;

“… il diaconato permanente favorirà la chiarificazione dei ministeri, qualificando le funzioni riconosciute come proprie dei diaconi e facilitando una migliore definizione delle funzioni dei presbiteri”.

(I Vescovi italiani nel documento “la restaurazione del Diaconato Permanente in Italia” nn. 7 e 12).

 

Il diaconato permanente non è un insieme di facoltà e di poteri ma un ruolo tutto particolare di confermarsi a Cristo servo. Si affianca al ministero della Presidenza, cioè del Vescovo e dei suoi Presbiteri aiutandoli ad essere un efficace “servizio”, convergente verso l’Eucarestia, centro della comunità cristiana e della sua missionarietà.

Il diacono partecipa al ministero del Vescovo con l’autorità e con la grazia di ministro ordinato, con l’esperienza e con la “grazia di stato”, e con l’efficacia di un uomo che esercita una professione ed attinge alla Grazia del matrimonio, qualora sia sposato.

IN CONCRETO I DIACONI SONO:

A SERVIZIO DEL VANGELO NELLA DIMENSIONE MISSIONARIA

1 – fanno opera di evangelizzazione capillare nelle famiglie, negli ambienti dilavoro e nei caseggiati in modo da realizzare la Chiesa nella sua dimensione famigliare;

2 – esercitano lo spirito di servizio evangelico tra i lontani ed i non credenti, in qualunque ambiente sociale;

3 – animano la catechesi di preparazione ai sacramenti (Battesimo, Confermazione, Penitenza, Eucarestia, Matrimonio, Unzione degli Infermi).

A SERVIZIO DELLA CARITA’:

  • nella pastorale della sanità animando i servizi più trascurati e le situazioni di disagio (tossicodipendenze, aids e altro);
  • nella pastorale oratoriana e giovanile “avendo una famiglia e godendo della Grazia della consacrazione ministeriale, possono offrire una garanzia spirituale ed esperienza matura”;
  • nella pastorale sociale, “continuando nell’ambiente di lavoro e di vita quotidiana quell’impegno sociale di cui si avverte maggior necessità di fronte all’aggravarsi di problemi posti dalla crescente emarginazione ed immigrazione”;
  • nella dimensione comunionale, “promuovendo e favorendo una più intensa e fraterna comunicazione e comunione di fede, nella più diretta unione con il Vescovo, rendendo concreta la vita comunitaria in parrocchia e nei vari ambienti, favorendo relazioni comunionali all’interno delle strutture di base (parrocchie, zone e altro)”.

A SERVIZIO DELLA LITURGIA E DELLA PASTORALE:

 

  • Il diacono è “mandato” dal Vescovo a svolgere un servizio pastorale in comunione con il parroco del luogo (can. 519);
  • Il diacono fa parte, di diritto, del Consiglio Pastorale Parrocchiale (C.P.P.) e, se mandato a reggere un “centro eucaristico privo di sacerdote, è opportuno che faccia parte di diritto anche del Consiglio Parrocchiale per gli affari economici (C.P.A.E);
  • Ha la custodia della Chiesa e del Ss. Sacramento (cann. 934; 938);
  • Partecipa alla celebrazione della Messa secondo il suo ministero, e secondo l’opportunità, tiene l’omelia, d’intesa con il celebrante (cann. 764; 767; 929);
  • Presiede alle varie funzioni liturgiche (can. 835):
  • celebrazione dei battesimi (can. 861);
  • benedizione eucaristica (can. 943);
  • altre benedizioni che gli competono (can. 1169);
  • benedizione e assistenza ai matrimoni (can. 1108; 1111);
  • celebrazioni di sepolture (can. 1168);
  • celebrazione di novene e tridui (idem)
  • celebrazione della Parola di Dio, anche sostitutiva della Messa festiva in caso di necessità (can. 1248) secondo le direttive date dalla Congregazione per il culto divino “Cristi Ecclesia”, in data 2 giugno 1988 (in particolare n. 29);
  • veglia di preghiera per i defunti.

Oltre i servizi pastorali citati a servizio della  missionarietà il diacono svolge anche:

  • catechesi nei gruppi famiglia;
  • visita e benedizione alle famiglie,
  • visita e comunione ai malati (can. 911);
  • animazione della liturgia e dei Ministri Straordinari della Comunione;
  • animazione e coordinamento dei catechisti.

Con la recita giornaliera di “lodi, vespri e compieta” il diacono si inserisce nella preghiera “ufficiale” della Chiesa.

In conclusione il diacono è un uomo mandato ad essere portatore di gioia, capace di amore verso gli altri e, soprattutto, “pieno” di fede.

chi sono

DIACONI: CHI SONO

L’IDENTITA’ DEL DIACONO

Nella Chiesa antica il diaconato veniva conferito sia a coloro che sarebbero rimasti diaconi (diaconi permanenti) sia a quanti erano destinati a diventare presbiteri o preti (diaconato transeunte). A partire dal Medioevo il diaconato viene inteso solo come una tappa sulla via verso il sacerdozio presbiterale ed episcopale. Chi lo riceveva era destinato a diventare sacerdote. Ci sono state poche eccezioni di diaconi permanenti tra cui San Francesco d’Assisi. Il ripristino non va attribuito alla carenza di vocazioni presbiterali, ma alla teologia del Concilio Vaticani II che ha permesso il recupero di una dimensione teologica e pastorale della Chiesa, rendendo possibile la rinascita del diaconato.

(Vedi inoltre i documenti del Concilio Vaticano II: Lumen Gentium 29; Ad Gentes 16; Orientalium Ecclesiarum 17)

IL DIACONO DONO DI GRAZIE PER LA CHIESA

Il Concilio Vaticano II ha chiesto che l’ufficio diaconale, sommamente necessario alla vita della chiesa, venga restituito come grado proprio e permanente della gerarchia, e il Papa Paolo VI ha dato attuazione alle indicazioni del Concilio nel 1967, scrivendo tra l’altro: “Benché soprattutto nei territori di missione, usualmente vengano affidati ai laici non pochi uffici diaconali, tuttavia è bene che quanti esercitano davvero il ministero diaconale siano fortificati e più strettamente associati all’altare mediante l’imposizione delle mani, che è tradizione apostolica, affinché più efficacemente essi adempiano, in virtù della grazia sacramentale del diaconato, il proprio ministero. In tal modo sarà ottimamente chiarita la natura propria di questo Ordine che non deve essere considerato come un puro e semplice grado di accesso al sacerdozio. Esso, insigne per l’indelebile carattere e la particolare sua grazia, di tanto si arricchisce, che coloro i quali vi sono chiamati possano in maniera stabile dedicarsi ai misteri di Cristo e della Chiesa” (Motu Proprio “Sacrum diaconatus ordinem”).

IL DIACONO SEGNO SACRAMENTALE DELLA VOCAZIONE AL SERVIZIO

I vescovi italiani nel 1970 votavano l’introduzione anche in Italia del Diaconato come grado permanente del ministero ordinato nella Chiesa e ne davano questa motivazione:

  • Con la restaurazione del Diaconato permanente lo Spirito Santo offre il dono del ripristino di una struttura sacramentale della Chiesa che, secondo sant’Ignazio d’Antiochia, “è costituito da vescovi, presbiteri e diaconi” e quindi di una nuova abbondante ricchezza di grazie sacramentali per una maggiore efficacia della sua missione di salvezza.
  • Il ministero diaconale sottolinea il valore del “servizio” espresso dalla carità, che è specifico della gerarchia.
  • Il diacono infatti è segno sacramentale e quindi rappresentante e animatore della vocazione al servizio proprio di Cristo, servo del Signore, “venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in redenzione per molti” (Mt 20,28).

In conclusione, il diacono è un cristiano impegnato che viene ordinato e che accetta rimanendo permanentemente diacono) di svolgere un globale compito di servizio, con lo scopo preminente di essere uomo di comunione nella comunità.

N.B. – Anche il laico si trova a compiere molti dei servizi svolti dal diacono: il diacono però riceve la grazia del sacramento, un mandato dalla Chiesa e una preparazione culturale e spirituale specifica.

fondamenti

I FONDAMENTI BIBLICI DEL DIACONATO

LA DIACONIA DI GESU’ E DEI SUOI SEGUACI

GESU’ FONTE E MODELLO DEL SERVIZIO DIACONALE: SERVIRE DONANDO LA VITA.

“Allora Gesù li chiamò attorno a sé e disse: Come sapete, quelli che pensano di essere sovrani dei popoli comandano come duri padroni. Le persone potenti fanno sentire con la forza il peso della loro autorità. Ma tra voi non deve essere così. Anzi, se uno tra voi vuole essere grande, si faccia servo (diàkonos) di tutti. Infatti anche il Figlio dell’uomo è venuto non per farsi servire, ma è venuto per servire (diàkonesai)  e per dare la propria vita come riscatto per la liberazione degli uomini (Mc 10,42-45).

SI LEGGE NEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI:

“A Gerusalemme cresceva il numero dei discepoli e accadde che i credenti di lingua greca si lamentarono di quelli che parlavano ebraico: succedeva che le loro vedove venivano trascurate nella distribuzione quotidiana (diàkonìa) dei viveri. I dodici apostoli allora riunirono il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto che noi trascuriamo la predicazione della parola di Dio per occuparci della distribuzione dei viveri. Ecco dunque, fratelli, la nostra proposta: scegliete fra di voi sette uomini, stimati da tutti, pieni di Spirito e di saggezza, e noi affideremo a loro questo incarico. Noi apostoli, invece, impegneremo tutto il nostro tempo a pregare e ad annunciare la parola di Dio”. Questa proposta degli apostoli piacque alla assemblea. Allora scelsero Stefano, uomo ricco di fede e di Spirito Santo, e poi Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs, e Nicola, uno straniero che proveniva da Antiochia. Presentarono poi questi sette uomini agli apostoli i quali pregarono e imposero le mani sopra di loro”
(At 6,1-6).

SAN PAOLO SALUTA I DIACONI DI FILIPPI:

“Paolo e Timoteo, servitori di Gesù Cristo, scrivono a tutti voi della comunità cristiana di Filippi, compresi vescovi e diaconi.
Dio, nostro Padre e Gesù Cristo, il Signore, diano a voi grazia e pace” (Fil 1,1-2).

LE RACCOMANDAZIONI DI SAN PAOLO

“I diaconi devono essere uomini seri e sinceri: non siano ubriaconi e non cerchino guadagni disonesti. Essi devono conservare la verità della fede con una coscienza pura. Perciò, prima siano messi alla prova e poi, se non si troverà niente da dire contro di loro, potranno lavorare come diaconi. Il diacono deve essere fedele alla propria moglie, deve saper governare bene la famiglia ed educare i figli. I diaconi che svolgono bene il loro compito, saranno onorati da tutti e potranno parlare con sicurezza della fede in Gesù Cristo” (1 Tm 3,8-13). 

LE TESTIMONIANZE

SANT’IGNAZIO (VESCOVO DI ANTIOCHIA E MARTIRE A ROMA NEL 107)

“I diaconi sono incaricati del servizio di Gesù Cristo” (Ai cristiani di Magnesia, 6).
“I diaconi non sono dei semplici distributori di cibi e bevande, ma sono servi della Chiesa di Dio” (Ai cristiani di Tralle, 2).

SAN POLICARPO (VESCOVO DI SMIRNE E MARTIRE NEL 156

“… i diaconi siano irreprensibili di fronte alla Sua giustizia come servitori di Cristo e di Dio e non degli uomini … puri in ogni cosa, pieni di misericordia, zelanti, camminando secondo la carità del Signore che si fece servitore di tutti”
(Lettera ai Filippesi V,2)

IPPOLITO DI ROMA (SACERDOTE E MARTIRE NEL 218) “DALLA TRADIZIONE APOSTOLICA”

L’Ordinazione dei diaconi (n° 8):
“Nell’ordinazione del diacono imponga le mani solo il vescovo proprio perché il diacono viene ordinato non al sacerdozio, ma al servizio del vescovo con il compito di eseguire gli ordini.  Difatti egli non prende parte al consiglio dei sacerdoti, ma amministra e segnala al vescovo ciò che è necessario, né riceve lo spirito comune di cui tutti i sacerdoti partecipano, ma quello che gli è conferito per potere del vescovo. Per questo soltanto il vescovo ordini il diacono. Ordinando il diacono il vescovo dica così: “Dio, che hai creato tutte le cose e le hai ordinate mediante il Verbo, Padre di nostro Signore Gesù Cristo, che hai inviato perché eseguisse la tua volontà e manifestasse a noi la sua intenzione, concedi il Santo Spirito della grazia, dello zelo e della diligenza al tuo servo qui presente, che hai scelto affinché sia al servizio della tua Chiesa e porti nel tuo santuario ciò che viene offerto da colui che è stato stabilito tuo sommo sacerdote a gloria del tuo nome, affinché, adempiendo il suo compito in modo irreprensibile e con purezza di vita, sia degno di conseguire un grado più elevato e ti lodi e glorifichi per il Tuo Figlio Gesù Cristo nostro Signore, per il quale hai, con lo Spirito Santo, gloria, potenza e lode nei secoli dei secoli. Amen.

I diaconi al servizio del vescovo nella cura dei malati (n° 34):

“I diaconi siano solleciti al servizio del vescovo e gli indichino i malati affinché il vescovo, se vuole,  li visiti. Grande è la gioia del malato quando si vede ricordato dal sommo sacerdote”.

I diaconi istruiscano i fedeli (n° 39):

“ I diaconi non trascurino di riunirsi ogni giorno, a meno che non siano malati. Si riuniscano, istruiscano coloro che si trovano in chiesa, preghino e poi si avviino ciascuno al proprio lavoro”.

DALLA DIDASCALIA DEGLI APOSTOLI

(UNO SCRITTO DEI PRIMI DECENNI DEL SEC. III CHE DESCRIVE LA COSTITUZIONE DELLA CHIESA)

“Il diacono sia l’orecchio del vescovo, la sua bocca, il suo cuore e la sua anima, perché voi (vescovo e diacono) siete due in una sola volontà e nella vostra unanimità la Chiesa troverà la pace” (XI. 44). 

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Con amore e devozione la Chiesa ha conservato la memoria di diaconi santi, in particolare: santo Stefano, diacono e primo martire della Chiesa apostolica, san Lorenzo, diacono e martire della Chiesa di Roma (sec. III), san Vincenzo, diacono e martire della Chiesa di Saragozza (sec. III-IV), sant’Efrem siro, dottore della Chiesa (sec. IV). 

 DECLINO E RIPRISTINO

A partire dal sec. V, vicende storiche complesse portarono ad un lento declino del diaconato, che alla fine rimase solo come tappa intermedia per i candidati all’ordinazione sacerdotale.  

Il Concilio di Trento (sessione XXIII del 1563) decreta che il diaconato venga nuovamente ripristinato, in modo che «le funzioni dei sacri ordini» non appaiano inutili e siano «esercitate solo da coloro che sono costituiti nei rispettivi ordini». Questa delibera rimane lettera morta. 

Si deve attendere il Concilio Vaticano II (1962-1965) per vedere il ritorno del diaconato. Nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa (Lumen Gentium) al n. 29, il Concilio afferma che «i diaconi sono segnati dal carattere e sostenuti dalla grazia sacramentale dell’ordine ricevuto e chiamati al servizio del popolo di Dio in comunione con il vescovo e il suo presbiterio, nella liturgia della parola, della liturgia e della carità». Lo stesso Concilio delibera, poi, che nella Chiesa latina il diaconato «potrà in futuro essere restaurato come un grado proprio e permanente della gerarchia», ne indica una serie di funzioni proprie e si esprime a favore del conferimento del diaconato «a uomini di più matura età anche viventi nel matrimonio». Stabilisce, infine, che spetta alle Conferenze Episcopali nazionali decidere, con l’approvazione del Papa, sull’utilità del ripristino del diaconato nella propria nazione, secondo i bisogni della Chiesa.

 
La Conferenza Episcopale Italiana

Con il documento “La restaurazione del diaconato permanente” la CEI si pronuncia ufficialmente per il suo ripristino l’11 marzo 1972. Quindi nel documento pastorale Evangelizzazione e ministeri, dell’agosto 1977, essa dichiara: «Col ripristino del diaconato permanente, la Chiesa ha la consapevolezza di accogliere un dono dello Spirito e di immettere così nel vivo tessuto del corpo ecclesiale energie cariche di una grazia peculiare e sacramentale, capaci perciò di maggiore fecondità pastorale» (n. 60).