dal convegno di Firenze 2015

Dal sito Azione Cattolica

Le cinque “vie di senso” per Firenze 2015

di Antonio Martino – Nella sua riflessione «Il senso e il percorso» offerta qualche giorno fa alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei ha esplicitato che il «mandato», il senso e il percorso che Francesco affida alla Chiesa italiana, nel vivo della preparazione al Convegno ecclesiale nazionale, che si svolgerà a Firenze in novembre, è: «Andate incontro a chiunque chieda ragione della speranza che è in voi: accoglietene la cultura, porgetegli con rispetto la memoria della fede e la compagnia della Chiesa, quindi i segni della fraternità, della gratitudine e della solidarietà», riprendendo un passaggio del discorso del Papa ai vescovi italiani del maggio scorso.

Un mandato che ritrova la sua “trama” nelle pieghe dell’esortazione Evangelii gaudium, da leggere – così suggerisce il segretario dei vescovi italiani – insieme agli Orientamenti pastorali del decennio sull’educazione e alla Traccia preparatoria di Firenze 2015. Un mandato che mons. Galantino articola in «cinque vie» proposte a tutta la Chiesa italiana «per una nostra conversione pastorale che ci porti a incarnare quanto il Papa indica e si aspetta dalla Chiesa di oggi: uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare». Cinque verbi, cinque «vie sulle quali camminare non solo in vista di questo appuntamento ma per quella riforma della Chiesa a cui papa Francesco non si stanca di provocarci». Possiamo dire, dunque, che il tema di Firenze («In Gesù Cristo il nuovo umanesimo») è la sintesi della sfida e dell’impegno che attendono la Chiesa italiana, con l’esortazione apostolica del Papa come «magna charta».

Uscire. La prima “via” è quella – dice il segretario Cei – «che chiede una Chiesa dal bagaglio leggero: quanta zavorra contribuisce a frenarne il passo e a chiudere la porta alla condivisione e alla reciprocità!». La “Chiesa in uscita” esige «di superare la tentazione di prestare attenzione alla complessità di questo tempo in maniera semplicemente reattiva, per assumere la responsabilità di riconsiderare le attività pastorali e il funzionamento delle strutture ecclesiali alla luce del bene dei fedeli e dell’intera società». La domanda da porsi diventa questa: «Quali sono i “luoghi” reali – gli organismi pastorali – in cui la partecipazione di tutti diventa effettiva e favorisce un autentico discernimento?».

da rivista “Settimana” n° 41

Uscire.  Non è un’attività particolare, quanto uno stile. Fatto di conversione all’essenziale, cura dell’altro, accoglienza delle “persone provenienti da inedite frontiere di dramma”.  La metafora del “falò dei nostri divani” si traduce in gesti come il rilancio degli organismi di partecipazione, la costruzione di una rete tra le comunità ecclesiali, la valorizzazione dei diaconi permanenti e la proliferazione di nuove figure educative, il rilancio dell’esperienza dei fidei donum.
Si propongono tre impegni di fondo: 

  1. avviare un processo sinodale, per non disperdere il capitale accumulato.
  2. formare all’audacia della testimonianza, per “mostrare come il Vangelo sappia integrare la condizione di vita di ogni uomo”.
  3. promuovere il coraggio di sperimentare coltivando l’attitudine degli esploratori piuttosto che l’atteggiamento delle sentinelle.

Annunciare. Anche grazie all’effetto-Francesco, «la nostra stagione – spiega Galantino – ci consegna nuove opportunità proprio per l’annuncio, ma le condiziona a una forma e a uno stile testimoniali: non è più il tempo di chi parla per parlare… L’autenticità con cui si sta nella compagnia degli uomini – quindi il nostro vivere in prima persona il Vangelo – ne dice la credibilità». Esame di coscienza: «Quale immagine di Dio comunichiamo con il nostro annuncio e la nostra testimonianza?».

Abitare. È la «presenza capillare sul territorio» a connotare «il cattolicesimo italiano», con le parrocchie dove ancora «si manifesta una prossimità fattiva e salutare». Ma sono le «metamorfosi del presente» a imporre una domanda: «Sappiamo conservare l’orizzonte e la freschezza di una Chiesa di popolo, che investe sulla formazione e promuove l’impegno sociale e politico del laicato», anche «alzando la voce» per «una gestione sanitaria inclusiva, per un sostegno effettivo alle famiglie, per affrontare insieme l’inverno demografico»?

Educare. Oggi «la questione antropologica per eccellenza» comprende «la stessa nozione di vita umana, l’apprezzamento e la valorizzazione della differenza sessuale, la configurazione della famiglia e il senso del generare, il rapporto tra le generazioni», e poi «scuola», «ambiente», «comunicazione digitale», «legalità». Molte le domande possibili, riassumibili un una sola: «Come possiamo promuovere relazioni solide e continuative all’insegna della gratuità e dell’accoglienza?».

Trasfigurare. È in questione, conclude Galantino, «uno sguardo originale sulla realtà» per «poterla leggere con la luce che solo una nuova spiritualità – nutrita di preghiera e partecipazione alla vita liturgica – consente». Ne dipendono il «senso della festa e della domenica, quali spazi di vera umanità», e la capacità di «contemplare il volto di Cristo nel volto dell’uomo». E dunque: «Le nostre comunità sono capaci di momenti di contemplazione? E come possiamo esplicitare maggiormente su un piano pastorale la vita sacramentale, così che essa sia legata alla trasfor-mazione della vita personale e pubblica nel segno dell’inclusione e, quindi, della carità?». Cinque «terapie», altrettante domande. Lavoro per tutti.

Ritiro spirituale 2014 Avigliana

Diocesi  di Asti

ritiro avigliana 2014

EVANGELIZZAZIONE E ORGANIZZAZIONE PASTORALE NEL PROSSIMO DECENNIO

AVIGLIANA 2/3 Settembre 2014

Carissimi sacerdoti e diaconi,
nel programmare l’estate ormai
imminente, desidero segnalare l’importante
appuntamento che vivremo ad Avigliana,
nell’ospitale struttura del Santuario gestito dai
Salesiani, dal 2 al 3 settembre prossimo.
Il desiderio è di condividere la riflessione per
servire al meglio la nostra Diocesi nei prossimi
anni, rendendoci conto della nostra situazione
numerica, ma prima ancora di una sempre nuova
situazione sociale e religiosa. Forse dovremo
ripensare ancora l’organizzazione e la
distribuzione delle forze sul territorio, ma
sicuramente dobbiamo realizzare quell’unità di
cuore e di intenti che permette interventi efficaci
di fronte alle sfide della storia.
Potremo contare su due contributi importanti:
Il Fratel Enzo Biemmi, noto catecheta e brillante
comunicatore, ci aiuterà a comprendere il contesto
culturale di questo nostro tempo, contrassegnato
dalla fine di un cristianesimo sociologico. Don
Giovanni Villata rifletterà sulle unità pastorali,
riproponendo un discorso che la nostra Diocesi ha
affrontato tra le prime e sul quale ora può
ritornare alla luce di vent’anni di esperienza.
L’impegno di riflessione inizierà il martedì
due settembre, come da programma, ma non
sarebbe male vivere insieme anche la serata
del lunedì, per fare esperienza di quell’unità di
amicizia che rende possibile l’unità pastorale.
Buona estate e affidiamo al Signore il nostro
desiderio di donare al mondo una Chiesa capace di
annunciare efficacemente il Regno di Dio.
 Francesco Ravinale

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