convegno nazionale diaconi 3/08/2017

Alcuni video: CLICCARE SULLE PARTI SCRITTE IN ROSSO qui sotto riportate

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Don Carmine Arice nuovo Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza
Don Carmine Arice (a destra), neo-eletto, con don Lino Piano (a sinistra), Padre generale uscente
Lunedì 11 settembre 2017 il Capitolo generale dei Sacerdoti cottolenghini insieme ai due Consigli generali delle Suore e dei Fratelli, alle ore 9.30 hanno ufficialmente eletto don Carmine Arice come Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza per il prossimo sessennio (2017-2023).
Durante l’incontro plenario, Padre Lino Piano ha voluto ringraziare tutta la Famiglia cottolenghina per la fiducia accordata in questi anni e la collaborazione concessa.
Il nuovo Padre ha invocato la comunione tra gli Istituti religiosi e con la Chiesa stessa per rispondere ai bisogni e alle necessità del tempo presente.
Don Carmine Arice – nato a Manfredonia 11.6.1964. Il 25 maggio del 1991 avviene l’Ordinazione presbiterale, specializzato in Teologia Pastorale Sanitaria presso il Centro Camilliano di Pastorale sanitaria. membro della Società dei Sacerdoti di S.G.B. Cottolengo, assistente Ecclesiastico dell’UNITALSI piemontese, già Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Pastorale Sanitaria (AIPaS), è direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della Conferenza Episcopale Italiana dal 27 settembre 2012 e membro della “Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa” dal 30 gennaio 2016.

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ricevuto il 3.08.2017
da: Uffici Pastorali [ufficipastorali@diocesidiasti.it]

CONVEGNO NAZIONALE DIACONI 2017

«Diaconi educati all’ accoglienza e al servizio dei malati. Accogliere Dio ed accogliere e servire l’ altro è un unico gesto». È il tema del Convegno nazionale dei diaconi, giunto alla XXVI edizione che quest’ anno si tiene per la prima volta in Sicilia, a Cefalù (Pa) presso il Centro congressi di Torre Normanna di Altavilla Milicia, da oggi al 5 agosto. Prevista la partecipazione di oltre 300 diaconi, provenienti da ogni parte d’ Italia che tornano ad incontrarsi dopo il precedente appuntamento del 2015 a Campobasso. A presiedere il convegno, il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e presidente di Caritas Italiana. L’ appuntamento biennale organizzato dalla Comunità del diaconato in Italia, dall’ Ufficio nazionale per la pastorale della salute e dalla diocesi di Cefalù, è rivolto non soltanto ai diaconi permanenti e alle loro famiglie ma anche a laici e religiosi, tenendo conto del cammino della Chiesa italiana ed universale. Al centro, le sfide dell’ accoglienza e della cura, in particolare delle persone più fragili. «I diaconi sono un dono per la Chiesa – afferma don Carmine Arice, direttore dell’ Ufficio Cei per la pastorale della salute – ma anche per la società che come dice il Papa, è un ospedale da campo e la Chiesa nei prossimi decenni dovrà soprattutto occuparsi delle fasce di popolazione che sono in sofferenza. Per questo i diaconi permanenti in prospettiva saranno sempre più chiamati a rappresentare il volto di una Chiesa in uscita». Ricco e articolato il programma dei lavori che vedrà impegnati i diaconi in quattro intense giornate. L’ odierna relazione di apertura su “Il servo del Signore. Il mistero della sofferenza della storia della salvezza e l’ atteggiamento di Gesù verso i malati”, sarà tenuta da padre Giulio Michelini, docente di teologia biblica e responsabile per la Chiesa di Perugia-Città della Pieve della formazione dei candidati al diaconato. In serata sarà proiettato il video “Dentro la diaconia”, un viaggio tra le realtà diaconali del mondo. Domani mattina sarà invece il presidente della Comunità del diaconato Enzo Petrolino ad intervenire con una relazione su “Il servizio dei diaconi ai malati e ai sofferenti nella tradizione della Chiesa”. Seguirà un incontro con le spose dei diaconi e i delegati con Giorgio Agagliati, Ornella Di Simone e don Luca Garbinetto. Nel primo pomeriggio spazio alla programmazione attività associativa e successivamente la relazione “Diaconi coraggiosi testimoni della buona notizia ai più deboli e ai poveri” che sarà tenuta da monsignor Gianluigi Ruzza, vescovo ausiliare di Roma e delegato per il diaconato. In serata i convegnisti si trasferiranno a Monreale dove parteciperanno alla celebrazione eucaristica presieduta dall’ arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, responsabile della pastorale della salute della Conferenza episcopale siciliana. Venerdì 4 luglio don Carmine Arice relazionerà su “Ero malato e mi avete visitato. I diaconi a servizio della cura dei malati in un contesto multietnico e multireligioso”. Il tema delle “Donne a servizio dei malati e dei sofferenti” sarà affrontato dalla teologa Cettina Militello. Nel pomeriggio escursione a Cefalù dove in Cattedrale si terrà una tavola rotonda su “Diaconi educati all’ accoglienza e al servizio dei malati”: introduce e modera lo psichiatra Tonino Cantelmi, vice-presidente della Comunità del diaconato, interverranno don Massimo Angelelli, don Mario Torracca, i diaconi Nazareno Iacopini, Guido Miccinesi e Michele Sardella e Rita Zafonte. Successivamente monsignor Crispino Valenziano illustrerà un percorso iconografico tra storia e presente e a conclusione l’ Eucaristia presieduta dal vescovo di Cefalù, Vincenzo Manzella, il quale riferendosi a coloro che bussano e sbarcano nelle nostre coste ha detto: «La vostra presenza possa essere monito di speranza per coloro che attendono il conforto e la consolazione». Sabato le conclusione saranno affidate al cardinale Francesco Montenegro che rifletterà sul tema “Per una diaconia dell’ accoglienza”.

domanda diacono e risposta Papa

25.3.2017  –  Domanda fatta al Papa da un diacono permanente e  la risposta del Papa  nell’incontro nel Duomo di Milano con sacerdoti e consacrati.

 

DOMANDA 2 -Roberto Crespi, diacono permanente

Santità, buongiorno. Sono Roberto, diacono permanente. Il diaconato è entrato nel nostro clero nel 1990 e attualmente siamo 143, non è un numero grande ma è un numero significativo. Siamo uomini che vivono pienamente la propria vocazione, quella matrimoniale o quella celibataria ma vivono anche pienamente il mondo del lavoro e della professione e portiamo quindi nel clero del mondo della famiglia e del mondo del lavoro, portiamo tutte quelle dimensioni della bellezza e dell’esperienza ma anche della fatica e qualche volta anche delle ferite. Le chiediamo allora: come diaconi permanenti qual è la nostra parte perché possiamo aiutare a delineare quel volto di Chiesa che è umile, che è disinteressata, che è beata, quella che sentiamo che è nel suo cuore e di cui spesso ci parla? La ringrazio dell’attenzione e le assicuro la nostra preghiera e insieme alla nostra quella delle nostre spose  e delle nostre famiglie.

Papa Francesco:

Grazie. Voi diaconi avete molto da dare, molto da dare. Pensiamo al valore del discernimento. All’interno del presbiterio, voi potete essere una voce autorevole per mostrare la tensione che c’è tra il dovere e il volere, le tensioni che si vivono all’interno della vita familiare – voi avete una suocera, per dire un esempio! –. Come pure le benedizioni che si vivono all’interno della vita familiare.

Ma dobbiamo stare attenti a non vedere i diaconi come mezzi preti e mezzi laici. Questo è un pericolo. Alla fine non stanno né di qua né di là. No, questo non si deve fare, è un pericolo. Guardarli così ci fa male e fa male a loro. Questo modo di considerarli toglie forza al carisma proprio del diaconato. Su questo voglio tornare: il carisma proprio del diaconato. E questo carisma è nella vita della Chiesa. E nemmeno va bene l’immagine del diacono come una specie di intermediario tra i fedeli e i pastori. Né a metà strada fra i preti e i laici, né a metà strada fra i pastori e i fedeli. E ci sono due tentazioni. C’è il pericolo del clericalismo: il diacono che è troppo clericale. No, no, questo non va. Io alcune volte vedo qualcuno quando assiste alla liturgia: sembra quasi di voler prendere il posto del prete. Il clericalismo, guardatevi dal clericalismo. E l’altra tentazione, il funzionalismo: è un aiuto che ha il prete per questo o per quello…; è un ragazzo per svolgere certi compiti e non per altre cose… No. Voi avete un carisma chiaro nella Chiesa e dovete costruirlo.

Il diaconato è una vocazione specifica, una vocazione familiare che richiama il servizio. A me piace tanto quando [negli Atti degli Apostoli] i primi cristiani ellenisti sono andati dagli apostoli a lamentarsi perché le loro vedove e i loro orfani non erano ben assistiti, e hanno fatto quella riunione, quel “sinodo” tra gli apostoli e i discepoli, e hanno “inventato” i diaconi per servire. E questo è molto interessante anche per noi vescovi, perché quelli erano tutti vescovi, quelli che hanno “fatto” i diaconi. E che cosa ci dice? Che i diaconi siano i servitori. Poi hanno capito che, in quel caso, era per assistere le vedove e gli orfani; ma servire. E a noi vescovi: la preghiera e l’annuncio della Parola; e questo ci fa vedere qual è il carisma più importante di un vescovo: pregare. Qual è il compito di un vescovo, il primo compito? La preghiera. Secondo compito: annunciare la Parola. Ma si vede bene la differenza. E a voi [diaconi]: il servizio. Questa parola è la chiave per capire il vostro carisma. Il servizio come uno dei doni caratteristici del popolo di Dio. Il diacono è – per così dire – il custode del servizio nella Chiesa. Ogni parola dev’essere ben misurata. Voi siete i custodi del servizio nella Chiesa: il servizio alla Parola, il servizio all’Altare, il servizio ai Poveri. E la vostra missione, la missione del diacono, e il suo contributo consistono in questo: nel ricordare a tutti noi che la fede, nelle sue diverse espressioni – la liturgia comunitaria, la preghiera personale, le diverse forme di carità – e nei suoi vari stati di vita – laicale, clericale, familiare – possiede un’essenziale dimensione di servizio. Il servizio a Dio e ai fratelli. E quanta strada c’è da fare in questo senso! Voi siete i custodi del servizio nella Chiesa.

In ciò consiste il valore dei carismi nella Chiesa, che sono una ricordo e un dono per aiutare tutto il popolo di Dio a non perdere la prospettiva e le ricchezze dell’agire di Dio. Voi non siete mezzi preti e mezzi laici – questo sarebbe “funzionalizzare” il diaconato –, siete sacramento del servizio a Dio e ai fratelli. E da questa parola “servizio” deriva tutto lo sviluppo del vostro lavoro, della vostra vocazione, del vostro essere nella Chiesa. Una vocazione che come tutte le vocazioni non è solamente individuale, ma vissuta all’interno della famiglia e con la famiglia; all’interno del Popolo di Dio e con il Popolo di Dio.

In sintesi:

– non c’è servizio all’altare, non c’è liturgia che non si apra al servizio dei poveri, e non c’è servizio dei poveri che non conduca alla liturgia;

– non c’è vocazione ecclesiale che non sia familiare.

Questo ci aiuta a rivalutare il diaconato come vocazione ecclesiale.

Infine, oggi sembra che tutto debba “servirci”, come se tutto fosse finalizzato all’individuo: la preghiera “mi serve”, la comunità “mi serve”, la carità “mi serve”. Questo è un dato della nostra cultura. Voi siete il dono che lo Spirito ci fa per vedere che la strada giusta va al contrario: nella preghiera servo, nella comunità servo, con la solidarietà servo Dio e il prossimo. E che Dio vi doni la grazia di crescere in questo carisma di custodire il servizio nella Chiesa. Grazie per quello che fate.

lettori e accoliti

Il Lettore

Il Lettore è istituito per l’ufficio, a lui proprio, di leggere la parola di Dio nell’assemblea liturgica. Pertanto, nella Messa e nelle altre azioni sacre spetta a lui proclamare le letture della Sacra Scrittura (ma non il Vangelo); in mancanza del salmista. recitare il salmo interlezionale; quando non sono disponibili né il Diacono né il cantore, enunciare le intenzioni della preghiera universale dei fedeli; dirigere il canto e guidare la partecipazione del popolo fedele; istruire i fedeli a ricevere degnamente i Sacramenti. Egli potrà anche – se sarà necessario – curare la preparazione degli altri fedeli, quali, per incarico temporaneo, devono leggere la Sacra Scrittura nelle azioni liturgiche. Affinché poi adempia con maggiore dignità e perfezione questi uffici, procuri di meditare assiduamente la Sacra Scrittura.

L’Accolito

L’Accolito è istituito per aiutare il Diacono e per fare da ministro al Sacerdote. È dunque suo compito curare il servizio dell’altare, aiutare il Diacono e il Sacerdote nelle azioni liturgiche, specialmente nella celebrazione della Santa Messa; inoltre, distribuire, come ministro straordinario, la Santa Comunione tutte le volte che i ministri non vi sono o non possono farlo per malattia, per l’età avanzata o perché impediti da altro ministero pastorale, oppure tutte le volte che il numero dei fedeli, i quali si accostano alla Sacra Mensa, è tanto elevato che la celebrazione della Santa Messa si protrarrebbe troppo a lungo. Nelle medesime circostanze straordinarie potrà essere incaricato di esporre pubblicamente all’adorazione dei fedeli il Sacramento della Santissima Eucaristia e poi di riporlo; ma non di benedire il popolo. Potrà anche – in quanto sia necessario – curare l’istruzione degli altri fedeli, i quali, per incarico temporaneo, aiutano il Diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche portando il messale, la croce, i ceri ecc., o compiendo altri simili uffici. Egli eserciterà tanto più degnamente questi compiti, se parteciperà alla Santissima Eucaristia con una pietà sempre più ardente, si nutrirà di essa e ne acquisterà una sempre più profonda conoscenza.

L’Accolito, destinato in modo speciale al servizio dell’altare, apprenda tutte quelle nozioni che riguardano il culto pubblico divino e si sforzi di comprenderne l’intimo e spirituale significato: in tal modo potrà offrirsi, ogni giorno, completamente a Dio ed essere, nel tempio, di esempio a tutti per il suo comportamento serio e rispettoso, e avere inoltre un sincero amore per il corpo mistico di Cristo, o popolo di Dio, e specialmente per i deboli e i malati.

L’istituzione del Lettore e dell’Accolito, secondo la veneranda tradizione della Chiesa, è riservata agli uomini.

 

 

DATE ISTITUZIONE LETTORI   2017

  • Villanova – domenica 12 febbraio, ore 11
  • Mario Ceresa, Bruno De Marie, Francesco Menzio

 

  • Montegrosso – sabato 18 marzo, ore 17,30
    Giuseppe Argenta, Giovanni Bianco, Giancarlo Cecconato.  leggi

 

  • Asti, parrocchia Nostra Signora di Lourdes – domenica 26 marzo, ore 11,15
    Alessandro Mastinu e Roberto Rogolino.  leggi

 

Ricordo anche che domenica 8 gennaio, alle ore 11 a Montechiaro, riceverà il ministero dell’accolitato Giorgio Franco. leggi

ORDINAZIONE FABRIZIO CRIVELLI

Ai diaconi, agli aspiranti diaconi, agli accoliti e alle loro mogli

Carissimi,

vi ricordiamo che è stata fissata da data dell’ordinazione a diacono permanente di FABRIZIO CRIVELLI:

DOMENICA 10 GENNAIO 2016

ALLE ORE 18 IN CATTEDRALE

Speriamo che molti di voi possano essere presenti per esprimere la vicinanza e l’affetto della comunità dei diaconi, degli aspiranti e degli accoliti. Naturalmente i diaconi e gli accoliti è opportuno che partecipino alla concelebrazione (stola bianca).

A nome di tutta la comunità doneremo a Fabrizio i rituali dei sacramenti, attingendo al conto della comunità diaconale.

         Cogliamo l’occasione per porgere a tutti vivissimi auguri di buon Natale e di un sereno anno nuovo.

diac. Pier Luigi Maggiora                                                   don Marco Andina

Asti, 23 dicembre 2015

 

http://www.diaconatodiocesiasti.com/wp/2016/01/16/10-01-2015-12-diacono-della-diocesi-di-asti/

crivelli fabrizio diacono